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Nei
pensieri e nelle azioni di Paolo era il Karma che spingeva
il suo animo a superare i propri confini pur di portare
alla catarsi le persone che gli erano vicine. Coinvolgeva
col suo entusiasmo tutti, non pensando mai alla negatività
della realtà.
Appena diplomato in pianoforte ed ancora studente di composizione
mi avvicinò parlandomi del fascino della coralità,
dell'arricchimento umano derivante dalla sua socialità,
della possibilità di portare giovani a divenire e
a sentirsi cantori in un modo nuovo di concepire il coro.
Mi convinse a dedicare tempo alla divulgazione del credo
corale ed andammo insieme nelle scuole superiori a parlare
agli studenti.
Allora non conoscevo la vocalità se non per sporadiche
esperienze nel campo della musica cosiddetta "leggera",
anche se gli interessi musicali spaziavano in tutti i campi.
Paolo aveva sicuramente già deciso di puntare al
rinnovamento della Società Corale Guido Monaco scommettendo
sulle innovative pulsazioni che allora si manifestavano
nel mondo giovanile. Il suo ottimismo mi affascinò.
Ci comprendemmo subito e ci buttammo nell'avventura della
coralità.
Nacque il Coro Giovanile col suo programma dissacratorio
e con la sua ventata rivoluzionaria che insieme alle altre
componenti vitali della società ci affratellò
in un lungo periodo di prove, concerti, riunioni, feste,
concorsi, trasferte fino alla storica tournée a New
York e Montreal, rimaste nel cuore della città.
"Amare la vita"
E come non si potrebbe con sempre davanti l'esempio della
forza vulcanica di Paolo.
Era presente con tutti, ogni problema lo vedeva protagonista
alla ricerca delle soluzioni, mediando si, ma senza mai
dimenticare l'obiettivo primario della crescita naturale.
Era talmente convinto che il futuro è dei giovani
che formò il Coro di Voci Bianche ed istituì
il Concorso per Voci Bianche Guido Monaco. Ma era altresì
convinto che la cultura doveva passare anche attraverso
l'approfondimento degli argomenti, i più disparati,
derivante dalla sapienza che solo chi aveva scavato con
sacrificio nel pozzo della scienza e dentro se stesso poteva
donare arricchendoci con la propria luce.
Nacquero gli incontri del mercoledì.
In tutti quegli anni, grazie all'iperattivismo di Paolo,
passarono per Prato, dentro le sale della Guido Monaco,
illustri personaggi del mondo della musica quali Fedele
D'Amico, Leonardo Pinzauti, Nino Rota, Bruno Maderna, Alberto
Soresina, Nino Antonellini, Pablo Colino, Eric Ericson,
solo per citarne alcuni, che davano luce al lavoro convinto
di tutti i cantori, felici di sacrificare tempo libero alla
conoscenza.
"Amare la vita"
Paolo credeva fermamente nell'uomo e nelle infinite sue
possibilità di maturazione e crescita alla scoperta
di continue e coinvolgenti emozioni. Era capace anche per
il suo lavoro di pensare ad orizzonti quasi impossibili
a vederli realizzati.
Concluso, per naturale arco di vita, l'affascinante periodo
Guido Monaco, abbiamo continuato a coltivare la nostra profonda
amicizia. La mia nomina a Direttore del Coro del Maggio
Musicale Fiorentino fu salutata come una comune conquista.
Aumentarono così le abituali occasioni per commentare
nuovo sentimenti musicali, dandoci appuntamento ai concerti
del Maggio.
Mi raccontava dei suoi viaggi di lavoro e della gioia che
provava nello scoprire, in paesi distanti migliaia di miglia
e di culture lontane dalla nostra, sensibilità simili
alla sua con le quali instaurava subito un legame di forte
simpatia che forse sarebbe potuto sfociare in amicizia come
spesso poi è accaduto.
Era il suo credo e quando cominciò a manifestarsi
la malattia affrontò con ferrea volontà tutto
l'iter che la scienza di allora imponeva.
Il sorriso non lo abbandonava. Anno dopo anno il male impietoso
segnava la sofferenza sul suo volto, ma gli occhi sorridevano
sempre e quando arrivò il tempo del trapianto la
luce della speranza si fece sole.
"Dobbiamo amare la vita" diceva.
Furono sofferenze terribili ma la volontà che lo
sorreggeva vinse.
Tornò a vivere e tornò ad illuminarci.
Fu di nuovo maestro e l'essere stato per tanto tempo a braccetto
con la morte gli permetteva di parlarci con profonda saggezza
e serena umiltà.
La consapevolezza della nostra caducità lo portava
a combattere con estrema pervicacia ogni atto, idea, postulato
che non lo vedesse convinto. Sviscerava ogni argomento con
analitica dialettica mai in un ozioso esercizio retorico,
ma in continua tensione nell'analisi del perché delle
cose in difesa di un pragmatico ma ottimistico positivismo
ideologico e del suo credo cattolico, sempre comunque nel
pieno rispetto dell'altrui opinione.
Poi le difese crollarono e nulla poté più
la sua volontà.
Il flusso linfatico può fermarsi a spegnere l'azione
del corpo, ma lo spirito continua a vivere.
Un giorno sapremo se potremo rincontrarci in una nuova vita,
ma chi lo ha conosciuto non ha bisogno di aspettare quel
momento; egli continua sempre ad essere con noi non solo
per ciò che ha fatto, ma soprattutto perché
il suo spirito vive e vivrà sempre nella nostra mente,
vera entità che ancora ci guida.
Grazie Paolo
Roberto Gabbiani
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