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«Cosa
direbbe un tuo amico che abita a Milano, cui piace la musica,
che torna a trovarti a Prato mettiamo dopo cinque anni?»
Con questa efficace e stimolante esemplificazione l’amico
e presidente della «Società dei Concerti», Enrico Belluomini,
mi propone - onorandomi - di tentare una riflessione (in
bilico tra costume e analisi politica di cultura musicale)
sul «sistema musica» a Prato, oggi, nel 2000. La mia fotografia
è «mossa». Ma, chissà perché la relazione «Prato/Musica»
mi staglia prepotente l’immagine di una giovinetta molto
esuberante, con qualche brufolo, un po’ capricciosa però
intelligente; ma di cui non riesco a vedere la famiglia,
i genitori. Cerco di interpretare la metafora. Oggi a Prato
la musica - adolescente gode di una condizione «esplodente»
che fino a qualche anno fa sarebbe sembrata utopia. Per
un concerto si doveva andare a Firenze; oggi il pratese
che ha interesse alla musica in genere, dovrebbe avere il
dono dell’ubiquità per godersi tutte le opportunità di ascolto.
Crisi di crescita? Non di crisi bisogna parlare. Semmai,
per una riflessione nel merito, c’è da mettere in conto
che la musica non è solo note, ma anche politica (culturale).
Penso al futuro della «Camerata» (che non è un brufolo,
bensì un fiore profumato all’occhiello della città) che
si plasma oltre che nelle sale da concerto, in quelle della
politica, dove le mani non si adoprano per suonare ma per
frugare nelle tasche della Pubblica Amministrazione. Chi
si assumerebbe oggi di «stoppare» l’esperienza della Camerata?
Che non produce tessuti: riproduce Mozart e Beethoven per
un servizio culturale, un alimento spirituale fino ad oggi
(diciamo la verità) estraneo ai pratesi. Gusto «slow food».
Per il «fast food» c’è «Officina Giovani» sostenuta ora
anche da «Antenna Musicale Toscana», non una radio trasmittente,
ma un sistema di coltura per quella musica «extra - colta»,
finanziato (e bene) perfino dalla Regione. Prato e la musica:
non solo consonanza di suoni nelle sedi naturali dei concerti;
ma anche soldi e dibattiti nelle stanze della politica (culturale).
Dove si decidono stanziamenti di miliardi per ristrutturare
la culla primaria dell’educazione musicale pratese, che
è la «Scuola Comunale Verdi»; e per rendere agibili i locali
della storica «Guido Monaco». Dove si sceglie con quante
finanze contribuire ad una rassegna corale di canti popolari,
e quanto invece dare ad un concorso per organisti liturgici.
Sacro e profano: musica e politica (culturale). Dunque:
Prato, da oggi, tra i consumi di civiltà formativa e dentro
i capitoli di spesa dovrà rubricare (con criteri e intenzioni
non residuali) insieme a Pecci, Metastasio, Musei, anche
la voce Musica. Motivazione: un territorio in cui ribollono
tante corali, tante associazioni - non necessariamente musicali
- che sempre più scelgono di manifestarsi «in musica». AVANTI
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