la nota

Prato, una «giovinetta» con qualche brufolo

INDIETROTanti concerti a scopo benefico che fanno corredo a rassegne e stagioni ormai fisse e continuative. Club-service che «investono» su Domenico Zipoli; associazioni nuove che nascono nel nome di musicisti pratesi, come la neonata «Bettarini», e portano a Prato nome d’eccellenza musicale come Laura Padellaro. Tanta musica a Prato, città del tessile. Verrebbe da pensare ad un «effetto-moda» o impressione - novità. Non è un male. In realtà si tratta di un bisogno in via di soddisfazione, di una carenza che si avvia ad essere colmata in una città fino a ieri orfana di musica, se non quella delle spole dei telai. Credo che semina benefica e annosa di tanto grano musicale della «Scuola Verdi», con il suo riverbero diffuso e costante dentro la società civile, cominci a dare frutti: volga alla riscoperta di quella tradizione musicale (custodita gelosamente in altre province) che a Prato fu «decapitata» quasi 50 anni or sono con la scelta (politica) contronatura di esiliare dal Metastasio, tempio massimo e unico, la musica per il «brevetto esclusivo» della prosa, inventando una dicotomia antistorica. Restò la «Società pratese dei Concerti» a raccogliere le ceneri e a tener vivo il fuoco del ricordo che oggi si reincarna in questa «giovinetta esuberante senza genitori». Dopo questo prologo, trauma di nascita, che si chiude con il battesimo della «Camerata 2001», l’Atto I° della musica a Prato, dovrebbe mettere in scena «l’adozione della giovinetta». Fuori della metafora: ci vuole una politica per il «nuovo mercato» della musica, fatto di offerta e di domanda, fino ad oggi un po’ selvaggio. Occorre pensare una strategia che - ad esempio - riporti negli spazi della musica la gente, oltre il pubblico dei soci tesserati dei club. Occorre orientare scelte: c’è la musica che non ha bisogno di sostegni; c’è quella che va «incoraggiata». Personalmente non aderisco a quella corrente di pensiero «bonista» e tranquillizzante secondo cui tutti i generi di musica meritano la stessa attenzione. Né vedo la qualità come forma di feticcio. Chi davvero ama la musica e non l’alta fedeltà discografica, chi cerca davvero Mozart e Verdi piuttosto che «i peli nell’uovo», ha una marcia in più che gli consente perfino di preferire un concerto degli allievi della scuola comunale, piuttosto di quello di un’orchestra di professionisti stanchi. Ho vissuto l’epopea Callas e Del Monaco, li ho visti e ascoltati in teatro; ma riesco ancora a provare emozione e ad apprezzare un buon Verdi cantato da un giovane di serie B. AVANTI

Associazione culturale musicale

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