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(1ª
parte)
Abbiamo
avuto occasione di conoscere un personaggio singolare del
mondo del giornalismo pratese. Di quelli che non riescono
mai a stare zitti e che avrebbero sempre tante cose da raccontare.
E' Corrado Chiani ( uno dei primi giornalisti a Prato della
Redazione il Giornale del Mattino - il giornale storico
insieme a La Nazione - ed attualmente in pensione: se la
spassa per la città andando a trovare amici e ascoltare
ogni tanto qualche concerto). Alcune di queste vicende raccontate
da Chiani sono state raccolte, ancora inedite, nella tesi
del laureando in scienze politiche, Alessandro Santi. Qui
riportiamo la prima parte del racconto di quando il grande
"Arturo" veniva a Prato e Corrado Chiani, appunto, lo accompagnava
nel suo soggiorno prima e dopo i concerti.
Ho
un ricordo bellissimo del Maestro Arturo Benedetti Michelangeli,
"l'angelo del pianoforte", come lo definivano. Ho conosciuto
il Maestro nel 1962, quando venne a Prato per un concerto.
Era stato invitato da Roberto Fioravanti che ,impegnato
in fabbrica, mi assegnò il compito di assistere il Maestro
in tutti i suoi bisogni (non bisogni corporali, eh!) e di
rimanere sempre con lui perché, come sappiamo, i grandi
artisti hanno il dono di saper trasportare le moltitudini
in gioie infinite, ma nella vita sono dei bambini che bisogna
guidare proprio come un neonato. Era una persona molto riservata,
non era facile entrare nella sua orbita, ma io ebbi la fortuna
di averlo come amico. L'appuntamento era in Piazza del Comune
davanti alla fonte di Bacchino. E' mezzogiorno. Il Maestro
arriva, mi da il mazzo delle chiavi e mi dice di recuperare
la macchina: "Corrado, queste sono le chiavi" "Maestro,
dove ha lasciato la macchina?" "l'ho lasciata in una piazza
dove c'è una chiesa". Ma in ogni piazza c'è una chiesa!
E ce ne saranno cento! Stranezze d'artista per le quali
Benedetti Michelangeli era famoso. In altra maniera accompagnavo
il Maestro all'Hotel Flora e poi mi mettevo in cerca dell'auto
(a quei tempi non c'era la zona blu). Dopo tanto girare,
trovai la macchina in Piazza Sant'Agostino: era una Ferrari
"America" grigio argento. Arrivava nella città dove teneva
i suoi concerti tre giorni prima dell'esibizione. Il suo
abito era: giacca a quadrettini scura, pantaloni fumo di
Londra, una maglia nera accollata. Quello era il suo abituale
vestire. In valigia, solo il suo leggendario frac. Per il
resto dovevo provvedere io, il suo attachè: dovevo comprargli
pantaloni fumo di Londra, maglie nere a collo alto, una
giacca sportiva in tinta e, assolutamente, i famosissimi
fazzoletti neri, che lui teneva sempre a portata di mano.
Tornato all'hotel, trovai il Maestro bell'e pronto gù. Portava
sempre con se il pianoforte e l'accordatore, un giapponese
alto, segaligno, ma grande mangiatore: gli piacevano le
nostre bistecche alla fiorentina. Andammo a desinare e poi
in Teatro, il Metastasio, perché il Maestro doveva far le
prove per l'imminente concerto. Disse che aveva bisogno
di me: dovevo stare all'ingresso del palcoscenico e impedire
a chiunque di entrare, nessuno doveva assistere alle prove.
Io mi mettevo alla porta del camerino e l'attesa era lunga,
perché il Maestro entrava sul palcoscenico alle quindici
e non finiva mai di provare. Provare, provare, era instancabile.
Tant'è vero che la sera, intorno alle venti e trenta, mi
preoccupavo: dallo spiraglio della porticina che mette sul
palcoscenico vedevo il Maestro sudatissimo, e a un certo
punto mi facevo coraggio, entravo sulla scena e dicevo:
"Maestro, è l'ora di andare in albergo per cambiarsi e poi
andare a cena". Dovevo fare forza per staccarlo dallo sgabello
e portarlo al Flora. Accompagnato da me e da Roberto Fioravanti,
gli piaceva andare a cena alla Tignamica da Gianni, che
ho rivisto molto volentieri anche in questo scorcio di tempo
e ora conduce il ristorante delle Croci sulla via Barberinese.
Con Gianni ricordiamo quei tempi, anzi mi ha fatto tornare
in mente una cosa che m'ero scordato: "Signor Chiani, si
ricorda che il Maestro, molto parco nel mangiare, non voleva
la minestra, ma una bellissima bistecca si, e con molta
insalata di cui era molto ghiotto. - continua………….-
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